{"id":1150,"date":"2026-04-30T15:10:49","date_gmt":"2026-04-30T15:10:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.dt-studiolegale.com\/?p=1150"},"modified":"2026-04-30T15:11:33","modified_gmt":"2026-04-30T15:11:33","slug":"sentenza-n-63-2026-sulla-cittadinanza-iure-sanguinis-depositate-le-motivazioni-della-corte-costituzionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.dt-studiolegale.com\/en\/sentenza-n-63-2026-sulla-cittadinanza-iure-sanguinis-depositate-le-motivazioni-della-corte-costituzionale\/","title":{"rendered":"Judgment No. 63\/2026 on citizenship by descent: the Constitutional Court\u2019s reasoning has been filed"},"content":{"rendered":"<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.dt-studiolegale.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-1024x768.jpg\" alt=\"Motivazioni sentenza Corte costituzionale n. 63 del 2026 su cittadinanza iure sanguinis\" class=\"wp-image-1094\" srcset=\"https:\/\/www.dt-studiolegale.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.dt-studiolegale.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.dt-studiolegale.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.dt-studiolegale.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image.jpg 1080w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">The grounds for Judgment No. 63\/2026 were filed on 30 April 2026: for the first time, the Constitutional Court has established a model of citizenship based on an effective bond with the Republic and has redefined the boundaries of the sovereign people.<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con il deposito in cancelleria del 30 aprile 2026, la <a href=\"https:\/\/www.cortecostituzionale.it\/scheda-pronuncia\/2026\/63\">sentenza n. 63 della Corte costituzionale<\/a> acquista finalmente voce. Il comunicato del 12 marzo \u2014 di cui avevamo dato conto nella nostra <a href=\"https:\/\/www.dt-studiolegale.com\/en\/corte-costituzionale-cittadinanza-iure-sanguinis\/\">prima analisi<\/a> \u2014 aveva annunciato l&#8217;esito: questioni non fondate o inammissibili, riforma salva. Le motivazioni, ora disponibili, rivelano qualcosa di pi\u00f9 ambizioso. La Corte non si \u00e8 limitata a giudicare una norma: ha ridefinito, per la prima volta in modo sistematico, cosa significa essere cittadini italiani nella Repubblica democratica.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">La norma al centro del giudizio<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;art. 3-bis stabilisce che \u00e8 considerato non avere mai acquistato la cittadinanza italiana chi \u00e8 nato all&#8217;estero, \u00e8 in possesso di altra cittadinanza e non rientra nelle condizioni derogatorie previste dalla legge: domanda di riconoscimento presentata entro le ore 23:59 del 27 marzo 2025, ascendente di primo o secondo grado con cittadinanza esclusivamente italiana, genitore residente in Italia per almeno due anni. La norma opera con efficacia retroattiva, escludendo <em>ex tunc<\/em> l&#8217;acquisto della cittadinanza anche per chi era nato prima della sua entrata in vigore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il giudice rimettente \u2014 il Tribunale di Torino, sezione specializzata in materia di immigrazione \u2014 aveva sollevato questioni di legittimit\u00e0 in riferimento agli artt. 2, 3 e 117, primo comma, della Costituzione, lamentando la violazione dei principi di uguaglianza, ragionevolezza e legittimo affidamento, nonch\u00e9 degli obblighi derivanti dal diritto dell&#8217;Unione europea e dalla CEDU.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">La qualificazione giuridica della norma: n\u00e9 revoca n\u00e9 mera preclusione<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo nodo affrontato dalla Corte \u00e8 di carattere qualificatorio, ed \u00e8 decisivo per l&#8217;intero ragionamento successivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Corte respinge la lettura dell&#8217;Avvocatura dello Stato, secondo cui la norma avrebbe effetti solo per il futuro, operando sui meccanismi di trasmissione della cittadinanza e non su posizioni gi\u00e0 acquisite. La formula \u00ab\u00e8 considerato non avere mai acquistato\u00bb \u00e8 inequivocabile: gli effetti sono <em>ex tunc<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Respinge al tempo stesso la qualificazione del giudice rimettente in termini di revoca implicita della cittadinanza. La revoca \u2014 tanto nel diritto amministrativo generale quanto nella legge sulla cittadinanza \u2014 opera <em>ex nunc<\/em> su uno status individuale gi\u00e0 ufficialmente riconosciuto. L&#8217;art. 3-bis, invece, incide su uno status mai formalmente accertato di una moltitudine di persone, e lo fa retroagendo al momento della nascita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La qualificazione prescelta dalla Corte \u00e8 quella di <strong>retroattivit\u00e0 propria<\/strong>: la norma attribuisce a fatti precedenti conseguenze giuridiche diverse da quelle loro proprie nel quadro temporale di riferimento. Si tratta di una distinzione tutt&#8217;altro che nominalistica, perch\u00e9 orienta il successivo sindacato di costituzionalit\u00e0 verso il test sulle leggi retroattive, anzich\u00e9 verso quello \u2014 pi\u00f9 stringente \u2014 sugli atti ablativi di diritti gi\u00e0 consolidati.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Il modello costituzionale di cittadinanza e il principio del <em>genuine link<\/em><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il contributo pi\u00f9 originale e sistematicamente rilevante della sentenza \u00e8 la costruzione di un <strong>modello costituzionale di cittadinanza effettiva<\/strong>, ricavato dalla trama degli artt. 1, 2, 3, 4 e 54 della Costituzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Corte muove da una premessa storica: lo <em>ius sanguinis<\/em> illimitato nacque in un contesto \u2014 quello dell&#8217;Italia liberale \u2014 in cui suffragio attivo e status civitatis erano ontologicamente disgiunti. L&#8217;introduzione del suffragio universale e l&#8217;entrata in vigore della Costituzione repubblicana hanno radicalmente mutato questo scenario, saldando le due dimensioni e dando vita a una &#8220;comunit\u00e0 di destini politici&#8221;: chi partecipa alle decisioni collettive deve essere effettivamente soggetto alle loro conseguenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questa trasformazione la Corte desume tre elementi costitutivi del vincolo di cittadinanza: la titolarit\u00e0 dei diritti di partecipazione democratica con contestuale soggezione ai relativi obblighi; il legame effettivo con il popolo e con lo Stato, espresso nell&#8217;impegno per il progresso della societ\u00e0; la condivisione di un comune <em>humus<\/em> culturale e dei principi costituzionali. In questa prospettiva, una legislazione che consentiva l&#8217;accertamento della cittadinanza senza alcun limite generazionale o territoriale si era progressivamente allontanata dal dettato costituzionale, attribuendo diritti politici \u2014 incluso il diritto di voto \u2014 a soggetti privi di qualsiasi legame effettivo con la comunit\u00e0 repubblicana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il principio del <em>genuine link<\/em> \u2014 gi\u00e0 riconosciuto dalla Convenzione europea sulla cittadinanza del 1997 e valorizzato dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell&#8217;Unione europea \u2014 riceve cos\u00ec, per la prima volta, un fondamento esplicito nel diritto costituzionale italiano.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Il test di ragionevolezza: legittimo affidamento e interesse pubblico a confronto<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella parte pi\u00f9 densa della motivazione, la Corte applica il suo consolidato test tripartito sulle leggi retroattive, bilanciando il peso dell&#8217;interesse pubblico perseguito, la consistenza dell&#8217;affidamento leso e le misure compensative predisposte dal legislatore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul primo versante, la Corte riconosce al principio di effettivit\u00e0 della cittadinanza un peso costituzionale di primo rilievo, confermato anche dalla giurisprudenza comparata: il Conseil constitutionnel francese, con decisione dell&#8217;11 aprile 2025, ha ritenuto legittima la perdita della cittadinanza per desuetudine; il Tribunale costituzionale portoghese, con sentenze del 15 dicembre 2025, ha ribadito che la disciplina della cittadinanza deve dare importanza essenziale ai rapporti che rivelano un vincolo effettivo tra individuo e Stato. La Corte aggiunge che l&#8217;applicazione retroattiva della riforma era, nel caso italiano, una condizione della sua stessa efficacia: limitare gli effetti del decreto ai soli nati futuri avrebbe lasciato sostanzialmente invariata la situazione, dato che la platea dei potenziali richiedenti gi\u00e0 nati \u00e8 stimata in oltre 60 milioni di persone.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">La debolezza dell&#8217;affidamento e le misure compensativ<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul versante dell&#8217;affidamento, la Corte ne ridimensiona il peso attraverso tre argomenti. Il primo e pi\u00f9 rilevante \u00e8 che l&#8217;art. 3-bis non incide su posizioni consolidate: per nessuno dei suoi destinatari lo status di cittadino italiano era mai stato giuridicamente certo, n\u00e9 alcun diritto era concretamente esercitabile in sua assenza. La Corte opera qui una distinzione centrale tra <em>titolarit\u00e0 sostanziale<\/em> dello status \u2014 che sorge con la nascita \u2014 e <em>titolarit\u00e0 formale<\/em> \u2014 che richiede un accertamento amministrativo o giurisdizionale \u2014 valorizzando giuridicamente solo la seconda. Il secondo argomento \u00e8 che la norma ha carattere correttivo di un trattamento di favore privo di adeguate basi costituzionali, e in tali casi la giurisprudenza costituzionale riconosce la prevalenza dell&#8217;esigenza di equit\u00e0 sull&#8217;affidamento. Il terzo \u00e8 che la retroattivit\u00e0 non era assolutamente imprevedibile, alla luce del panorama comparatistico e dei segnali provenienti dal legislatore italiano gi\u00e0 nell&#8217;autunno del 2024.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, la Corte valorizza le misure compensative introdotte contestualmente: l&#8217;acquisto della cittadinanza per beneficio di legge in presenza di genitore o nonno cittadino italiano per nascita, la facilitazione dell&#8217;ingresso per lavoro subordinato per gli oriundi e la riduzione del periodo di residenza necessario per la naturalizzazione. Queste disposizioni dimostrano che il legislatore non ha inteso rescindere il legame con le comunit\u00e0 degli italiani all&#8217;estero, ma solo subordinarne il riconoscimento giuridico a indici di effettivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">La questione sulla cittadinanza europea: inconferenza della giurisprudenza della Corte di giustizia<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Corte dichiara non fondata la questione relativa alla violazione degli artt. 9 TUE e 20 TFUE attraverso un ragionamento netto e ben costruito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutte le pronunce della Corte di giustizia richiamate dal rimettente \u2014 da <em>Rottmann<\/em> a <em>Tjebbes<\/em>, fino a <em>Udl\u00e6ndinge-og Integrationsministeriet<\/em> \u2014 riguardano ipotesi in cui uno Stato membro ha privato un soggetto di uno status di cittadinanza gi\u00e0 accertato, incidendo su diritti concretamente esercitabili. In queste ipotesi, la Corte di giustizia impone un esame individuale di proporzionalit\u00e0, perch\u00e9 le conseguenze della perdita non possono essere ipotetiche o eventuali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel caso di specie, invece, nessuno dei destinatari dell&#8217;art. 3-bis godeva di uno status di cittadino europeo giuridicamente certo: non vi \u00e8 dunque base per imporre tale esame. La ratio della giurisprudenza europea \u2014 presidiare la cittadinanza dell&#8217;Unione come <em>status fundamentalis<\/em> dei cittadini degli Stati membri \u2014 viene meno quando quello status non \u00e8 mai stato riconosciuto. La Corte esclude conseguentemente la necessit\u00e0 di un rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia, ritenendo la questione risolta in modo sufficientemente chiaro dalla giurisprudenza esistente.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Le questioni dichiarate inammissibili<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La questione relativa all&#8217;art. 15, comma 2, della Dichiarazione universale dei diritti dell&#8217;uomo \u2014 che vieta la privazione arbitraria della cittadinanza \u2014 \u00e8 dichiarata inammissibile perch\u00e9 la Dichiarazione non \u00e8 un atto internazionale vincolante e non \u00e8 idonea a integrare il parametro interposto richiesto dall&#8217;art. 117, primo comma, della Costituzione. Il rimettente non aveva peraltro argomentato sull&#8217;eventuale natura consuetudinaria della norma, che avrebbe potuto transitare attraverso l&#8217;art. 10, primo comma, della Costituzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inammissibile \u00e8 anche la questione relativa all&#8217;art. 3, comma 2, del Quarto Protocollo CEDU. La norma garantisce il diritto di ingresso nel territorio dello Stato di cui si \u00e8 gi\u00e0 cittadini riconosciuti, non il diritto di acquisire o conservare la cittadinanza. I lavori preparatori del Protocollo confermano che la questione delle misure privative della cittadinanza fu deliberatamente esclusa dal suo ambito applicativo. Il rimettente non aveva argomentato la pertinenza del parametro rispetto alla fattispecie.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Prospettive: cosa rimane aperto<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sentenza chiude il fronte del giudizio di legittimit\u00e0 costituzionale interno, ma non esaurisce il quadro dei possibili rimedi. Rimangono aperti, in particolare, due profili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo riguarda la sorte di chi aveva avviato la procedura di riconoscimento della cittadinanza senza aver ricevuto l&#8217;appuntamento entro il 27 marzo 2025: la Corte lo ha espressamente lasciato impregiudicato, riconoscendo che potrebbe formare oggetto di future questioni di legittimit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il secondo \u2014 e pi\u00f9 rilevante nella prospettiva del nostro Studio \u2014 riguarda il piano convenzionale. La dichiarazione di inammissibilit\u00e0 delle questioni CEDU non equivale a un giudizio di compatibilit\u00e0 convenzionale della norma. I parametri invocati dal rimettente non erano stati sufficientemente argomentati, e la Corte non si \u00e8 pronunciata nel merito. Resta dunque aperto lo spazio per una valutazione autonoma da parte della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, in particolare sotto il profilo dell&#8217;art. 8 CEDU \u2014 che tutela il rispetto della vita privata e familiare e nell&#8217;ambito del quale la giurisprudenza di Strasburgo ha gi\u00e0 riconosciuto rilevanza alla privazione arbitraria della cittadinanza \u2014 e dell&#8217;art. 14 CEDU in combinato disposto con l&#8217;art. 8.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il nostro Studio continua a seguire l&#8217;evoluzione della vicenda e a valutare le prospettive di tutela davanti alla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo per i soggetti che si trovino nelle condizioni previste dall&#8217;art. 3-bis.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Depositate il 30 aprile 2026 le motivazioni della sentenza n. 63\/2026: la Corte costituzionale costruisce per la prima volta un 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